Meditazione e consapevolezza ( parte 1/ 2 )
A mio avviso ha senz'altro
ragione Jiddu Krishnamurti quando afferma che "la meditazione
non è la semplice esperienza di qualcosa al di là dei pensieri e dei
sentimenti di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini ... La
meditazione — che è cessazione del pensiero — apre la porta ad una vastità
che trascende ogni immaginazione o congettura; è comprensione del mondo e
delle sue vie ... Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei
suoi confini, il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne
ha, l'uno deve cessare perché l'altro possa essere ... La meditazione non è
una continuazione o una espansione dell'esperienza, al contrario, è la
completa inazione che è totale cessazione dell'esperienza; lo svuotarsi del
conosciuto ... Se non c'è meditazione, sei come un cieco in un mondo di
grande bellezza, luci e colori ... Meditare non è ripetere parole,
sperimentare visioni o coltivare il silenzio, questa è una forma di
autoipnosi ... La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la
parola, senza commento, senza opinione — attentamente e costantemente — il
movimento della vita in ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio
che è negazione del pensiero, un silenzio che l'osservatore non può
richiamare. Se ne facesse esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel
silenzio ..."Eh già... "quel
silenzio". Un silenzio che solo chi ha realmente meditato svuotando se
stesso conosce...Forse è più facile definire la meta della meditazione: la Consapevolezza.A mio avviso, lo scopo della
pratica meditativa è proprio quello di favorire la percezione naturale
della realtà ed ha fra gli obiettivi quello di ottenere la corretta
comprensione del funzionamento di ogni cosa.
Questa importantissima pratica vuole essere un'investigazione continua
della Verità, un esame microscopico del nostro processo di percezioni, ed
ha come fine quello di sollevare lo schermo di ingannevoli falsità e
convinzioni errate attraverso il quale normalmente l'uomo vede il mondo, un
artificioso mondo illusorio.
A ben pensarci non sappiamo chi siamo - in genere - né comprendiamo i
motivi ultimi della nostra esistenza. Non ci conosciamo affatto e, troppo
spesso, arriviamo al punto di mentire a noi stessi, incoerentemente, sia
sulle nostre debolezze, che sulle motivazioni che le generano. Questo
atteggiamento si rivela un ero e proprio rifiuto della Conoscenza ed ha
come risultato quello di egarci con un nodo sempre più stretto alla ruota
dell'illusione.
La meditazione (nel caso specifico,mi riferisco alla meditazione Vipassana)
non è, come molti pensano, un tentativo di dimenticare se stessi o di
occultare i propri problemi; tramite essa possiamo imparare a vedere nel
profondo di noi stessi, esattamente come siamo, possiamo finalmente vedere
cosa alberga dentro di noi, comprenderne l'essenza ed accettarla
pienamente...
Essa favorisce la vera intuizione, che, peraltro può essere ottenuta solo
se ci si libera di quei giri logici a cui abbiamo permesso nel tempo di
disorientare la nostra mente; solo evacuando dal nostro sé quei circuiti
ingannevoli che ci hanno fatto perdere di vista il nostro nucleo ed il
reale centro delle causale. Svincolandosi da essi potremo permettere alla
nostra realtà superiore di produrre le giuste 'soluzioni' e successivamente
alla mente coscente di 'aprirsi' ad essa.
La meditazione è come un'attività vivente, che utilizza la concentrazione
come strumento in virtù del quale la consapevolezza può avere ragione di
quel muro di confusione che normalmente ci separa dalla vivida luce della
realtà; questo naturale processo consiste in un costante aumento della
consapevolezza, applicata ai meccanismi della realtà stessa.
Lo scopo che il meditante si propone è, perciò, quello di purificare la
mente.
La pratica meditativa infatti monda il processo del pensiero da quelli che
potremmo definire "irritanti psichici"; vale a dire, da quelle
cose, quali avidità, odio e gelosia, che tengono il nostro essere bloccato
in una sorta di schiavitù emotiva.
La meditazione guida la mente verso una condizione di naturale tranquillità
e consapevolezza, profondendo uno stato di concentrazione e comprensione
totale degli eventi.
Di fatto, per meditare, non occorre 'appartenere' ad un particolare credo
religioso e non si ha neppure bisogno di *avere fede*.
La fede, così come viene intesa, ad esempio, nel credo cattolico, non trova
alcun riscontro in quella filosofia religiosa che può, ad esempio, essere
il buddhismo. Questa "scienza della mente" (proprio in questo
modo lo stesso XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha definito il buddhismo in
un'intervista) non invita i propri seguaci ad un credo dogmatico, o ad aver
fede in qualcosa perché si trova scritta in un antico libro sacro, o perché
è attribuibile ad un famoso profeta; o, ancora, perché insegnata da autorevoli
persone. La filosofia buddhista, che si caratterizza proprio per la sua
infinita apertura, conferisce alla fede un significato che è più vicino a
quello di "avere fiducia", a "sapere che una cosa è vera
perché si è visto che è vera", a "sapere che funziona perché è
stata osservata dentro se stessi".
La meditazione porta lentamente ad una vera e profonda trasformazione
personale.
La persona che entra nell'esperienza meditativa non è la stessa che ne
esce. Il meditante cambia progressivamente il proprio modo di relazionarsi,
migliorando decisamente il proprio carattere e la propria personalità,
attraverso un profondo processo di sensibilizzazione. La meditazione rende
profondamente coscienti dei propri pensieri, delle parole e delle azioni...
affina mano a mano la concentrazione e la capacità logica. Un po' alla
volta, rende chiari i processi ed i meccanismi del subconscio, acuisce la
capacità di intuizione, accrescendo la precisione del pensiero e conducendo
gradualmente ad una diretta conoscenza delle cose, rivelandole proprio come
esse sono; senza pregiudizi, né abbagliamenti.
Sono fortemente convinto che nessuna parola e nessun libro potranno mai
descriverci in maniera esaustiva la meditazione.
Per ognuno c'è solo un modo per scoprire le eccezionali virtù di questa
pratica: effettuarla. Si può comprenderla solo direttamente, praticandola
in maniera corretta...
La meditazione è coltivazione della presenza mentale, in una parola:
consapevolezza.
Essa è in relazione con quei livelli personali di coscienza, che si trovano
assai più in profondità ,rispetto al pensiero simbolico; e, proprio per
tale motivo, molti aspetti della meditazione non si prestano ad essere
espressi attraverso le semplici parole.
La meditazione non è qualcosa che può essere imparata, ricorrendo a termini
astratti; non è qualcosa di definibile, ma bensì qualcosa di cui bisogna
fare esperienza... essa può essere compresa solo con una buona pratica.
Il meditante esegue la sua pratica con un intento specifico: affrontare la
realtà, per fare piena e profonda esperienza della vita così come essa è,
per entrare in contatto con tutto ciò che vi si trova.
Una pratica ben fatta ci permette di dissipare tutte le illusioni, di
liberarci da tutte quelle piccole e gentili bugie che continuamente ci
diciamo.
Purtroppo, quasi tutti, sin da bambini, veniamo condizionati molto
profondamente da una cultura deviante; impariamo così, durante il corso
della nostra esistenza, a mentire sistematicamente a noi stessi e quasi
sempre in modo estremamente arguto.
In questo modo, subentra gradualmente in noi, senza che ne siamo troppo
coscienti, un sottile autoinganno e si innesca un circolo vizioso, fatto di
false convinzioni, che ci trascina inevitabilmente nel suo mondo illusorio.
Arriviamo così ad avere un pensiero non autentico, che ci costringe a
vedere la realtà da dietro un velo; di conseguenza, assumiamo comportamenti
ipocriti e ci ritroviamo, inconsapevolmente, ad indossare una brutta
maschera, che tende a coprire il nostro vero volto, nascondendoci persino a
noi stessi.
È invece incantevole osservare come i processi armonici, tipici della
pratica meditativa, riescono a profondere in noi quelle particolari
intuizioni, che frequentemente si rivelano come vere e proprie
"rivelazioni". Proprio queste intuizioni, infatti, aprono sovente
il passo a quel sentiero che conduce alla chiara comprensione di alcune
profonde ed importanti Verità, legate alla nostra misteriosa esistenza.
Gunaratana afferma: «alla vipassana bisogna avvicinarsi con questo
atteggiamento: Non importa cosa mi è stato insegnato, voglio dimenticarmi
teorie, pregiudizi e stereotipi. Voglio comprendere la vera natura della
vita, voglio capire realmente cosa sia l'esperienza di essere vivi. Voglio
imparare a conoscere le qualità della vita più vere e profonde, e non
voglio accettare le spiegazioni di qualcun altro. Voglio scoprire io stesso
tutto ciò»...
Difatti, lo stesso atteggiamento di base del buddhismo è profondamente
empirico ed antiassolutista. Lo stesso Buddha Shakyamuni, come Gesù il
Cristo del resto, fu decisamente non ortodosso ed antitradizionalista.
Gautama non offrì i suoi insegnamenti come una raccolta di dogmi, ma,
piuttosto, come un insieme di asserzioni sulle quali chiunque era invitato
ad investigare.
L'invito che il Buddha rivolgeva a tutti, era: "Venite e vedete";
a coloro che lo seguivano ripeteva spesso: "Non mettete nessuna testa
sopra alla vostra", e con ciò egli intendeva raccomandare di non
rifarsi alla parola di qualcun altro, ma piuttosto di verificare ogni cosa
di persona; poiché, è quello l'unico modo per Conoscere realmente ed essere
convinti di ciò che si osserva.
Dobbiamo, inoltre, tenere sempre presente che ciò che abbiamo imparato può
e deve spesso essere disimparato. Il primo passo in questa direzione è
proprio capire cosa stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo; mettendoci
nella tipica posizione di quieta osservazione.
Dobbiamo, inoltre, ricordare che una buona pratica meditativa induce un
cambiamento radicale nel meccanismo della percezione, e porta con sé quella
gioia che deriva dall'essersi liberati dal pensiero illusorio ed ossessivo.
La meditazione può "aprire la strada" e guidare chiunque lo
desideri intensamente, verso un nuovo e corretto atteggiamento,
conducendoci a vedere la realtà così come essa è realmente.
La consapevolezza sia con te... continua di Aetos - tratto dal sito: http://users.libero.it/aetos/varie/meditazione.html

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