Riappropriarsi delle culture locali e tradizionali, sta diventando un' esigenza assolutamente irrimandabile per poter
contrastare lo strapotere delle multinazionali, che con mezzi
oramai dissoluti impongono ed imporranno sempre più la
loro economia di mercato globalizzata.
"Nel settore dell' alimentazione, dove lo scontro diventerà sempre più evidente, i franschising americani, ritenendo oramai saturo il loro mercato interno, hanno programmato per i prossimi anni una colossale penetrazione nel mercato europeo.Imponendo i propri standar alimentari, nei prodotti da coltivare, negli animali da allevare, negli alimenti per la ristorazione, e prevedendo l' importazione di alimenti geneticamente modificati di provenienza americana. Ma quello dell' alimentazione é solo il più evidente dei settori dove si consumerà la guerra tra cultura e commercio, considerando le profonde tradizioni che in Europa legano cucina e cultura....Continua
Tratto da" verso un' ecologia della cultura e del capitalismo"...recensione del libro "l' era dell' accesso" di Jeremy Rifkin"...pubblicato da il "corriere della sera"
Riscoprire le culture popolari
Occorre quindi, che chi opera in ogni ambito del sociale e soprattutto la politica, s’ impegnino a considerare l’ importanza di creare occasioni culturali di partecipazione diretta, ad esempio attraverso la riscoperta delle culture popolari, che sono un mezzo semplice ed immediato d’esperienza e di trasmissione concettuale.
Culture che affondano le proprie radici nella natura, che nascono da un rapporto intimo con !a terra.
Musiche, canti, danze, leggende, arti, feste, riti sono legati ai ritmi e alle realtà del mondo naturale cui ancor oggi siamo intimamente connessi.
Molte espressioni della cultura contemporanea risalgono, infatti, ai nostri primi rapporti con la natura e le sue forze, di cui siamo parte integrale.
Abbiamo una storia millenaria che insegna, un patrimonio di culture e tradizioni, d’arte e d’artigianato,
Luoghi artistici e paesaggistici che il mondo c’invidia, questi sono i tesori su cui costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli.
Investire nella cultura
L’investimento culturale in Italia non è ancora riuscito a decollare appieno per una serie di
motivi:
- da parte delle imprese sussiste difficoltà nell’instaurare un dialogo costruttivo con il
mondo della cultura (istituzioni culturali, enti pubblici locali, ecc), - la pubblica amministrazione, anche a livello locale, pur con le dovute eccezioni, non
riesce a concepire la cultura come fattore strategico di sviluppo locale e, quindi, le
dedica scarse risorse e poca attenzione, - nel campo dei restauri di beni di proprietà della Chiesa, nel già difficile dialogo tra
pubblico e privato si inserisce un ulteriore interlocutore (l’autorità ecclesiastica) che,
spesso, rende la collaborazione ancora più difficile.
Tali condizioni ostacolano l’”andata a regime” delle collaborazioni tra
pubblico e privato nel settore culturale, ma a peggiorare la situazione, c’è da rilevare che,
nel mondo imprenditoriale, esiste una carenza di sistematicità progettuale che ostacola il
verificarsi di tutti gli effetti positivi che l’impresa si aspetta dalle operazioni culturali.
qualche proposta a livello locale
La storia ci riporta ben poche testimonianze del passato dei nostri territori, moltissimo materiale è andato irrimediabilmente perduto, per mancanza di consapevolezza storica, per insufficienza di quegli indispensabili interventi di conservazione e per le numerose solite appropriazioni indebite. Quello che si è salvato grazie all'impegno di pochi appassionati a testimonianza di migliaia d'anni di presenze culturali, ancora oggi non è considerato come uno straordinario e indispensabile patrimonio comune.
Il riconosciuto valore storico e culturale di architetture, dipinti, oggetti presenti, nonostante il livello culturale medio della società sia notevolmente cresciuto, non viene ancora compreso pienamente, non stimola ancora l'interesse sufficiente e soprattutto quelle relazioni di empatia verso le testimonianze di un passato che ha contribuito a costituire le nostre civiltà ed il benessere di cui oggi possiamo godere. Molto è andato perduto per sempre, ma ancora molto si può e si deve fare. In questo progetto vorremmo poter dare voce a tutti coloro che si adoperano per salvare e far conoscere queste nostre ricchezze, siano esse un'opera d'arte, un edificio in qualche modo storico, un dipinto popolare. Un qualsiasi pezzo di storia parte della nostra identità, che non è uguale in nessun'altro luogo, e che attende solo di poter essere valorizzata. Inoltre come già avviene in altre parti della nostra penisola, oltre a poter salvaguardare in questo modo un patrimonio da tramandare ai nostri figli, l'attenzione verso questi concetti può diventare presupposto per la rivitalizzazione delle economie locali e produrre così benefici immediati per tutti.
Progetto edicole di Nerviano (MI)

edicola di via Rondanini a Nerviano prima del restauro
In questi anni siamo riusciti con l' associazione collage, a concretizzare un primo lavoro che rientra
nel progetto edicole di Nerviano, cioè il restauro eseguito da
Gisella Monza dell' edicola di via Rondanini raffigurante il beato Bernardo
De' Tolomei, Monaco Olivetano, i fondatori del monastero (affresco di
fine 1700). il nostro obbiettivo è il restauro di tutte le edicole
già esistenti , che rischiano il completo degrado. Le edicole sono
icone religiose che ogni cortile o via, faceva realizzare per devozione
e sono un patrimonio a testimonianza della religiosità popolare
locale sono a Nerviano un totale di 15, alcune risalgono addirittura al
1700, inoltre vi sarebbe anche la richiesta di decorarne anche altre oggi
vuote

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