La Meditazione, cosa e' e come praticarla
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Che cosa è la Meditazione
Fine
della Meditazione è l'unione dell'individuo con la fonte della vita,
con la Mente Universale, con il Creatore, comunque lo vogliate chiamare.
Qui è importante considerare subito una distinzione che è veramente fondamentale,
cioè la motivazione, lo scopo della Meditazione stessa. Da questa
infatti dipendono i risultati che otterremo.
La molla che ci spinge può essere di due tipi: cercare il controllo
della nostra mente, lo sviluppo suo e dei suoi poteri, oppure cercare il
giusto uso della mente per fini spirituali.
Queste due motivazioni dipendono dalla dualità in cui si svolge tutta la
nostra vita. Qui siamo posti di fronte alla scelta tra il potenziamento per
il mondo materiale o per quello dello spirito.
Gli esercizi possono essere gli stessi, ma la motivazione farà la
differenza per i risultati che otterrete. La differenza nei risultati
dipende dalla motivazione, da quale molla ci spinge, perché i miglioramenti ottenuti dalla
nostra conoscenza e dal nostro potere sono forze neutrali che diventano
positive o negative secondo l'uso che ne facciamo.
Bisogna fare anche attenzione a motivazioni minate anche sottilmente,
rivestite di apparenza di nobiltà...
E' importante quindi ripeterci spesso la
domanda circa la vera molla che spinge. La risposta dovrebbe essere
inequivocabilmente che desideriamo conoscere meglio le leggi della natura e
della vita, per vivere meglio e più consapevolmente per noi stessi, ma
anche per aiutare altri a imboccare questa strada evolutiva.
Secondo concetti antichi, espressi dal Dott. Baker, medico ed esoterista
inglese, le finalità della Meditazione si possono riassumere in tre punti:
- Allineamento tra corpo fisico, eterico, astrale, mentale.
- Entrare in contatto con il Sé Superiore.
- Esprimere nel vissuto quotidiano le ispirazioni del mondo spirituale.
E qui vorrei sottolineare l'importanza anche dell'allineamento di cuore e
mente. E' infatti evidente che, per un sano equilibrio, la mente non deve
correre avanti a un cuore in attesa, né trascinarsi dietro al cuore con
nostalgia.
(...)
La Meditazione esiste nel passato di tutti i popoli e rappresenta i diversi
tentativi fatti dall'uomo per ritrovare la propria origine trascendente.
La radice della Meditazione è la stessa nelle diverse tradizioni,
nonostante le differenze apparenti, ed è facile trovare tecniche analoghe
in tutto il mondo...Differenze fra
Concentrazione e Meditazione
La concentrazione è una allenamento controllato volontariamente. E come quando, per imparare
ad andare in bicicletta, proviamo e riproviamo i diversi movimenti. La Meditazione è quando ormai siamo padroni di tutti i movimenti, ci diamo una meta e ci
dirigiamo verso di essa, senza più pensare a cosa dobbiamo fare per
pedalare e stare in equilibrio.
Un altra differenza è che la concentrazione può anche essere semplicemente
utile nel quotidiano, mentre la Meditazione ha un contenuto spirituale, più
elevato, ma anche più impegnativo.
Così le tecniche di concentrazione possono essere oggetto di studi e
insegnamenti retribuiti, fare parte di corsi veri e propri per una maggiore
efficienza e resa dell'individuo, mentre la vera Meditazione fa parte di una sfera diversa,
soggetta a leggi diverse. La vera Meditazione è quella volta ad un continuo
miglioramento della nostra vita spirituale, con tutto l'impegno che questo
comporta. E' quindi uno studio che segue percorsi particolari...
Meditazione secondo i Veda e le Upanisad
Una
teoria fa risalire l'origine della Meditazione a circa 5.000 anni fa, ai Veda,
antichi testi sapienziali indiani espressi in forma di miti e simboli, ed è
una pratica fondamentale per mettersi in rapporto con la divinità.
E' un percorso progressivo attraverso diversi livelli di assorbimento
profondo, che richiede una purificazione di tutto l'essere e culmina in una
elevazione illuminante, attraverso il potere evocativo della preghiera con
cui l'uomo raggiunge la dimensione della trascendenza.
E probabile che anticamente venissero anche usate sostanze, pratiche e
tecniche che favorivano cambiamenti di stato. Le tecniche meditative si
possono raggruppare in tre categorie:
- Meditazione mantrica, basata su ripetizioni di parole, frasi,
canti, preghiere, invocazioni, lodi.
- Meditazione visiva, basata sulla visualizzazioni di divinità o dei
loro simboli.
- Meditazione che fonde cuore e mente, basata su un concetto in
grado di assorbire interamente l'attenzione del meditante. Da questa
fusione dipende la veggenza più profonda.
Secondo il Rigveda, antichi testi sacri, meditare significa sospendere le
attività mentali fuorvianti per ritrovare l'uomo reale. Ciò elimina lo
sforzo di apparire ciò che non si è e ci riunisce con la nostra divinità
interiore.
Ma la meditazione, proposta nei Veda, viene definita successivamente, nelle Upanisad, antichi testi sacri nati come commento e conclusione dei
Veda ed espressi in linguaggio diretto. Nelle Upanisad il divino è già
dentro di noi, ed è chiara la distinzione tra "io psicofisico" e
"io o sé spirituale". Solo questa conoscenza può portare l'uomo
sulla strada della liberazione dal karma, liberandolo da maschere,
travisamenti, blocchi.
La mente, impegnata in attività conoscitive devianti, travisa le cose e si
perde in miriadi di parole e di concetti, invece di raggiungere l'essenza
delle cose. Da qui nascono le contrapposizioni e la continua fuga da noi
stessi in uno sforzo di mistificazione che porta alla perdita della nostra
identità, al senso di vuoto, ad angosce e paure. La via d'uscita da questa
situazione di sofferenza è la meditazione, che sospende le attività mentali
falsificanti e ci porta a ritrovare noi stessi e il divino dentro di noi,
l'energia da cui nascono i nostri poteri. Per reintegrarci con questa
energia dobbiamo meditare sul suo splendore, integrarlo in noi, nei nostri
pensieri, così da trasformarlo in illuminata visione della realtà. Questa
conoscenza ci porta sulla strada della liberazione dai legami karmici.
L"io" esterno dell'uomo è il prodotto dalla famiglia, dalla
eredità genetica, dall'ambiente, mentre il suo sé spirituale è
incontaminato e incondizionato. Il sé individuale che è in noi è parte del
Sé cosmico che tutto comprende, li ha le sue radici. Dentro di noi, qui
e ora è la risposta alle domande: "Chi siamo? e da dove
veniamo?". La verità può essere conosciuta attraverso una esperienza
interiore, perché è dentro di noi. E in noi dobbiamo anche riunire la
nostra parte maschile con quella femminile per ritrovare la nostra
originaria unità, alla quale tendiamo.
Sintetizzando tutti i concetti contenuti in questi testi, seguendo diverse
pratiche meditative, arriviamo a uno stato di non-pensiero che ci permette
di comprendere le verità fondamentali della condizione umana. E questa
conoscenza deve diventare "vissuto".
Libri consigliati:
Jeanine Miller - I Veda - Ubaldini Ed.
Upanisad antiche e medie - Ed. Boringhieri
Meditazione secondo il Buddismo
2.500
anni fa, quando visse il Buddha, la meditazione era già praticata
secondo diverse tradizioni. Egli ne sperimentò alcune, ma senza piena
soddisfazione: voleva eliminare la sofferenza dal mondo in modo permanente,
attraverso un cambiamento radicale della condizione umana.
E l'illuminazione gli venne durante la ormai famosa meditazione sotto
l'albero. Ma la cosa importante è che sotto l'albero si è messo a meditare spontaneamente,
spinto da una esigenza interiore molto forte, non durante una classe, non
per volontà, ma per una autentica forte aspirazione interiore. Le classi
gli avevano dato le basi, per seguirle c'era voluta la volontà, ma la vera
meditazione è nata dentro di lui. In quella meditazione ha pensato a lungo
a ciò che aveva fatto, poi si è messo ad osservare i suoi pensieri da
fuori, come se appartenessero ad altri. E le cose gli sono apparse prive di
contenuto, esistenti unicamente come effetti interdipendenti di un
gigantesco processo; anche l'io gli è apparso come un aggregato temporaneo
di funzioni: l'essenza di tutti i fenomeni è la vacuità, per questo
gli sforzi di essere qualche cosa falliscono. Il frutto della sua
meditazione non è stato il risultato di uno sforzo per conseguire qualche
cosa, ma di una autentica esigenza interiore. Lo sforzo di diventare
qualche cosa è il principale ostacolo dell'uomo ad essere se stesso.
Per il Buddismo non bastano le buone intenzioni e una condotta retta per
farci raggiungere l'illuminazione. Ci vogliono anche chiara comprensione,
penetrante consapevolezza, mancanza di egocentrismo e costante Meditazione.
Le scritture buddiste distinguono fra "arhat", colui che
ha conseguito l'illuminazione, ma non la comunica agli altri, e "bodhisattva",
colui che ha conseguito l'illuminazione e si propone di aiutare gli altri.
Questa importante differenza ha originato due correnti fondamentali del
Buddismo: Hinayana o Piccolo Veicolo, e Mahayana, o Grande
Veicolo. Quest'ultima si basa sul concetto che il bodhisattva rinuncia ad
entrare nel nirvana e rimane nel ciclo delle reincarnazioni per aiutare gli
altri esseri senzienti a raggiungere l'illuminazione. Il bodhisattva deve
comunicare e trasmettere un insegnamento che non è definibile né
concettualizzabile, che non è svelabile a parole, ma che si può raggiungere
solo attraverso l'esperienza. Così egli rimane un mediatore tra l'uomo e la
verità, è l'incarnazione del messaggio, quindi dà alla parola la dimensione
che essa non può avere, perché non basta conoscere la via, bisogna anche
percorrerla.
Il bodhisattva è un aiuto, ma può anche essere un ostacolo quando l'allievo
si abbandona ad un contatto passivo con il suo maestro, quando manca un
contenuto realizzativo. Per questo lo Zen ammonisce: "Se incontri
Buddha, uccidilo!". Il Grande Veicolo favorisce una graduale
liberazione con la devozione, l'etica, la compassione, la riflessione, la
quiete mentale, mentre il Piccolo Veicolo favorisce la possibilità di una
realizzazione immediata con la tecnica della presenza mentale, della
consapevolezza, della penetrazione intuitiva. I metodi di Meditazione delle
due correnti sono simili e sono preceduti da 7 punti fondamentali, che
hanno lo scopo di preparare l'allievo alla Meditazione attraverso
comportamenti, conoscenze, purificazione e che con la Meditazione
costituiscono l'ottuplice sentiero:
- retta opinione, cioè conoscere la realtà autentica delle
cose;
- retto pensiero, o retta intenzione, cioè atteggiamenti improntati
a compassione e armonia, senza egoismo ed emotività;
- retta parola, cioè attenersi scrupolosamente alla verità;
- retta azione, cioè non compiere nessun atto che possa creare
sofferenza;
- retto modo di vivere, cioè non compiere azioni inutili;
- retto sforzo, cioè combattere il male esistente e adoperarsi per
prevenirlo;
- retta memoria, o ricordare le verità fondamentali;
- retta Meditazione, cioè la Meditazione che dà forza ai sette punti
precedenti. Questo è il punto che distingue il Buddismo da altre vie piene
di precetti, regole, comandamenti, da sentieri lastricati da buone
intenzioni, ma incapaci dì trasformare la personalità. E' la Meditazione
che permette a questi punti di penetrare profondamente nell'allievo, di
orientare la sua vita e di favorire un suo sostanziale cambiamento.
Buddha ha fuso elementi di diverse tradizioni con tecniche di meditazione
che permettono di passare da enunciazione, conoscenza, comprensione
intellettuale fino ad arrivare alla realizzazione concreta.
Libri consigliati:
N. Thera - Il cuore della meditazione Buddista - Subalpini Ed.
Adirava - La via del non attaccamento - Subalpini Ed.
Meditazione secondo il Tao
Il
Tao te ching, libro fondamentale del Tao è attribuito a Lao tzu, un
maestro vissuto nel VI secolo a.C.
Il Tao è l'inconoscibile per eccellenza, ciò che non può essere definito,
ma che permette la conoscenza. E' il perenne mutamento, il continuo
divenire dall'essere al non essere e dal non essere all'essere.
L'uomo che non è capace di osservare gli avvenimenti, non osserva, non
riflette, non medita, che usa la volontà senza tenere conto delle
circostanze, che vive in base alla razionalità, a rigida volontà di
potenza, frastornato da troppe parole ed opinioni, alla lunga vedrà fallire
i suoi sforzi.
Tutto è in continuo divenire, ogni polo si alterna al suo opposto, ogni
cosa, ogni evento è condizionato dagli altri e condiziona gli altri. Il
Taoista sa che ogni volontà, sforzo, desiderio, ambizione, mette in azione
una forza contraria, che gli opposti si generano l'un l'altro. Ogni cosa che
succede ha un senso relativamente al tutto, ha una funzione nell'insieme
della creazione e della vita.
Principio fondamentale del Taoismo è il non agire contro natura, ma
assecondare gli accadimenti. L'atteggiamento della durezza, della reazione,
della conquista, della forza, della potenza sono sempre perdenti. Quindi:
non contrastare, ma aderire, non imporre, evitare gli scontri frontali,
meglio fermarsi.
La Meditazione Táoista ci chiede di fare il vuoto totale, di dimenticarci
di tutto e di unirci a ciò che abbraccia il tutto. La sostanza delle cose è
un nucleo di vuoto attorno al quale si mette la forma, è il non essere. Il
vuoto Taoista è un continuum, un campo di azione indistruttibile e
immortale.
La via è indefinibile, in continua-trasformazione, ma non è inafferrabile:
esistono sempre dei segnali che permettono all'attento osservatore di
capire in che direzione sta andando, a quali risultati sta andando
incontro, quale comportamento è preferibile. Da questo concetto è nato l'I
Ching, o libro dei mutamenti, che ci permette di indagare negli
avvenimenti per conoscerli e potersene servire.
La tecnica di meditazione è la difficile arte del non intervento, della non
azione, della osservazione fatta in punta di piedi per non turbare gli
eventi, ma che ci porta a conoscerli per potere aderire ad essi e da essi
farci supportare.
Libri consigliati:
Tao te ching - Ed. Adelphi
Zhuang-zi - Ed. Adelphi
I Ching - Ed. Astrolabio
Meditazione secondo gli Yogasutra di Patanjali
Patanjali
è vissuto tra il Il e il RI secolo d.C. ed ha fatto il primo tentativo di
riassumere gli insegnamenti Yoga. Egli è partito da una base filosofica che
ci dà una classificazione delle strutture del mondo tanto materiale che
spirituale. Non crede che la sola conoscenza metafisica possa portare
l'uomo alla liberazione, ma ritiene necessarie anche una tecnica di ascesi
e una di Meditazione. Quindi è necessario arrivare a fermare l'attività
mentale, e a questo si arriva attraverso una tecnica psico-fisiologica che
possa sostituire al normale stato di coscienza uno stato di comprensione e
di identificazione della realtà metafisica. In pratica, per liberarci
dall'ignoranza, dagli errori nella conoscenza e dalle sofferenze che ne
derivano, è necessario percorrere gli otto stadi del Rajayoga, come
descritto negli Yogasutra: requisiti morali, requisiti disciplinari,
posizioni fisiche, controllo della respirazione, controllo delle emozioni,
concentrazione, Meditazione, arresto dell'attività mentale e raggiungimento
dell'illuminazione. In pratica lo Yogi si libera dagli ostacoli di questa
vita per tornare alla condizione originaria che è divina.
Libri consigliati:
Gli antichi insegnamenti dello Yoga - Ed. Gruppo Futura
Patanjali - Gli aforismi sullo Yoga - Ed. Boringhieri
Rammurti Mishra - Principi fondamentali dello Yoga Ed. Cappelli
Meditazione secondo lo Zen
Circa
15 secoli fa, Bodhidharma, maestro indiano di Meditazione, andò in
Cina a portare le sue tecniche che, per successive trasformazioni dovute a
diverse pronunce, hanno poi preso il nome di "Zen". A quel tempo
il Buddismo cinese era ricco di cerimonie, riti, dei da adorare, dogmi,
testi sacri, ma povero di contenuti. Bodhidhanna portò un rinnovamento
spirituale a quel punto necessario e salutare.
Metafisica e morale sono prodotti della mente e la mente è il principale
ostacolo all'illuminazione. Lo Zen, tecnica che abolisce ogni orpello,
esteriorità, tradizione, filosofia è l'essenza della Meditazione, della
Meditazione come assorbimento diretto.
Il pensiero di qualche cosa non potrà mai essere la cosa stessa. Qualsiasi
strumento di osservazione interferisce con l'oggetto osservato, così anche
la mente sovrappone le proprie categorie conoscitive agli oggetti
conosciuti. Così la Meditazione Zen va diritta alla fonte dello spirito, al
volto originario di ciascuno di noi, al non pensiero da cui scaturisce il
pensiero. Rigore ed essenzialità sono le sue prerogative. Secondo lo Zen
l'unica via possibile è quella di allontanare da noi il nostro mezzo
mentale per riuscire a vedere senza di esso, perché il risveglio si
verifica con il contatto diretto con le cose, spogliate di concetti e
significati. L'insegnamento Zen si trasmette da Maestro ad allievo, da
spirito a spirito, non su basi verbali, perché in nessun caso un concetto
può rappresentare la realtà.
Del resto anche Buddha non amava le disquisizioni filosofiche, e Lao-Tzu ha
detto: "Chi conosce il Tao non ne parla e chi ne parla non lo
conosce".
Strumento dello Zen sono i Koan, proposizioni irresolvibili
logicamente, che hanno lo scopo di far capire che la ragione non è in grado
di risolvere il problema centrale della conoscenza di sé. Il ragionamento
viene usato per distruggere il Koan e per metterne in evidenza i limiti.
Infatti nessun procedimento discorsivo, per quanto lungo, porta alla
soluzione, ma con la lunga riflessione sul Koan nell'allievo si produce il
vuoto mentale, lo stato di non pensiero in cui potrà ricevere l'illuminazione.
Alcuni metodi usati dallo Zen hanno lo scopo di mettere in evidenza
contraddizioni e limiti della mente e di portare la tensione intellettuale
fino a un punto di rottura in cui la ragione si ferma da sola, perché non è
più capace di proseguire.
Libri consiglíati:
Eugen Herringel - Lo Zen e il tiro con l'arco - Ed. Adelphi
N. Senzaki e P. Reps - 101 storie Zen - Ed. Adelphi
Katsuki Sekida - La pratica dello Zen - Ubaldini Ed.
Meditazione Ebraica
Già
l'Antico Testamento accenna a tecniche di Meditazione e scuole
profetiche. E i profeti utilizzavano arpe, tamburi, cetre e flauti e
cercavano l'estasi, cioè la discesa dello Spirito su di loro.
Il profeta ebraico è l'uomo che, ispirato da Dio, cerca di riportare la
religione all'antica purezza e la Meditazione ebraica, fatta sulla parola
di Dio, un Dio assoluto che non ama le mezze misure, richiede per questo
una dedizione totale.
Ma l'interpretazione di una rivelazione fatta con il linguaggio umano, con
tutti i suoi-limiti, richiede un grande lavoro. Da queste esigenze è nata
la Cabala, come sistema di interpretazione dei testi sacri, che ha
costituito la più importante tradizione mistico-esoterica della storia
ebraica. I testi sacri sono considerati una manifestazione del divino, sono
la parola stessa di Dio cristallizzata. Così ogni nome, ogni lettera è una
concentrazione di energia trascendente e ha significati diversi al di là di
ogni interpretazione letterale. Ne deriva che ogni preghiera, ogni
ripetizione di un nome sacro diventano dei Mantra, vibrazioni
superiori. Quindi la Meditazione è una azione mistica che stimola il potere
creatore, ricostruendo l'unità originaria, rotta con il peccato. L'anima
caduta, attraverso la Meditazione, può ripercorrere il percorso inverso della
materializzazione, procedendo verso la spiritualizzazione.
In pratica l'uomo, guardando se stesso da fuori, con distacco, si trova ad
un livello di coscienza superiore che, se mantenuto sufficientemente a
lungo, lo porta ad accedere a livelli superiori; questo lo si può ottenere
con l'aiuto di un maestro che utilizzerà preghiere e rituali tradizionali
non solo come rappresentazione, ma come stimolo per mettere in azione forze
trascendenti che altrimenti resterebbero inattive.
Libri consigliati:
Dion Fortune - La Cabala mistica - Ed. Astrolabio
Will Parfitt - Cabbalah - Ed. Piemme
Meditazione Cristiana
Nelle
culture Ebraica, Cristiana e Mussulmana, c'è la conferma che la
Meditazione, considerata come mezzo per mettersi in contatto con la
divinità, esiste in tutte le religioni.
Gesù, con il suo atteggiamento critico nei confronti del fariseismo,
indica il rifiuto di una religiosità formale ed esteriore, per privilegiare
la ricerca di Dio nella nostra interiorità: il Regno dei Cieli è "dentro
di noi", ma è anche il "tesoro nascosto" vicino a
noi. Il rapporto fra l'uomo e Dio si basa sull'adorazione, che è una forma
di Meditazione. Anche i metodi di preghiera e attenzione portano ad una
adesione spirituale totale: "Svegliati, tu che dormi, e Cristo ti illuminerà".
La Meditazione Cristiana ci porta a riscoprire in noi lo spirito divino:
siamo figli di Dio e, se siamo suoi figli, siamo anche suoi eredi e coeredi
di Cristo. La preghiera meditativa, il cui scopo è l'illuminazione e la contemplazione
di Dio, era la Meditazione preferita da Gesù, che al tempo stesso ci
invitava a pregare "nel segreto" e a "non moltiplicare le
parole". Essa è un metodo per mettersi in comunicazione con il divino,
non per chiedere qualche cosa, ma per un continuo, costante dialogo con
Dio, che è anche dentro di noi.
San Paolo, nella lettera ai Romani (8,26) fa una puntualizzazione
importante: "Realmente con la nostra intelligenza non si può pregare,
se non mettendosi in posizione di ascolto e se prima di essa lo
spirito non prega".
Il Cristianesimo d'Oriente, che considera contemplativi e mistici come la
più alta espressione di spiritualità, ha molto in comune con pratiche
meditative orientali: distaccarci dalla esteriorità, purificarci e
concentrarci per tornare in possesso di noi stessi e di tutti i nostri
poteri. Il Cristianesimo Occidentale ha considerati con sospetto questi
mistici, come esseri capaci di sottrarsi all'autorità della Chiesa.
Malgrado questo ci sono mistici nella Chiesa Occidentale che sono passati
dall'esperienza di tecniche meditative orientali. Citiamo primo fra tutti
Sant'Agostino che, prima di convertirsi al Cristianesimo aveva praticato il
manicheismo e studiato il neoplatonismo.
Numerosi sono i Santi che ci hanno lasciati insegnamenti importantissimi e
sempre attuali. Ne citerò solo alcuni. Ignazio di Loyola, che ci
indica una Meditazione discorsiva, basata principalmente sull'uso
dell'immaginazione e della visualizzazione; Santa Teresa di Avila,
che pone al centro della attività spirituale I'"Orazione mentale",
cioè un frequente intimo colloquio con Dio; San Giovanni della Croce,
per il quale due sono i punti fondamentali per arrivare a contemplare Dio:
il distacco dei sensi e il distacco dello spirito. Così facendo si passa
dalla meditazione alla contemplazione e dalla contemplazione all'unione.
Ma esaminando i metodi contemplativi di Oriente ed Occidente, si profila un
unico processo meditativo, anche se le due correnti parlano di conoscenza
contemplativa del Sé e conoscenza contemplativa di Dio, poiché Dio è la
nostra stessa interiorità.
Libri consigliati:
Racconti di un pellegrino russo - Ed. Rusconi
Sant'Agostino - Le confessioni - Ed. Mondadori
Ignacio de Loyola - Esercizi spirituali - Ed. Mondadori
S. Teresa di Avila - Opere - Ed. Rizzoli
S. Giovanni della Croce - Opere - Ed. Postulazione Generale dei Carmelitani
Scalzi
Enomiya Lassalle - Meditazione zen e preghiera cristiana - Ed. Paoline
Meditazione Islamica
Principalmente
si tratta di quella forma di misticismo conosciuta come Sufismo.
Secondo questa tradizione la via può essere percorsa solo da chi è
interamente sgombro, e non ha bisogno di nulla, tranne che di Dio. Sufl è
colui che muore all'ego e rinasce alla verità. Il Sufismo è una via diretta
alla trascendenza e quindi una negazione del formalismo religioso, della
liturgia esteriore, dei riti ripetitivi.
Per trovare Dio bisogna liberarsi da condizionamenti, legami,
possessi e da ogni identificazione psicologica.
La Meditazione islamica cerca di entrare in contatto con il trascendente e
di rimanerci, annullando tutto ciò che è fenomenico, molteplice,
contingente, immanente; cioè, se si cancellano le tracce materiali, rimane
la divinità. I Maestri Sufi cercano di risvegliare l'anima dai suoi torpori
umani, attraverso shock mentali e paradossi contenuti in racconti
didattici, leggende, aforismi che possono rivelare all'improvviso
significati reconditi.
Esistono numerosi Maestri e scuole Sufi, nate dal loro carisma, dove
vengono trasmessi, non solo nozioni e principi, ma gli allievi divengono
partecipi dei poteri del loro Maestro. Per questo i loro insegnamenti sono
tenuti segreti o celati dietro simbolismi ermetici che li nascondono a chi
non è in grado di interpretarli correttamente. La segretezza e la struttura
in cerchi concentrici delle confraternite ha permesso loro di sopravvivere
a numerose persecuzioni.
Il Corano sottolinea spesso l'importanza della Meditazione come
invocazione e ricordo costante della presenza divina e come preparazione
psicologica ad accoglierla.
Libri consigliati:
Rumi - I detti di Rabi'a - Ed. Adelphi
Gabriel Mandel - Il Sufismo vertice della piramide esoterica - Ed. SugarCo
Hazrat Inayat Khan - La purificazione della mente Ed. Mediterranee

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