Nel territorio lombardo - occidentale
A sporadici materiali paleolitici trovati in grotte (Buco del Piombo, Erba; Buco del Corno in Val Cavallina, Bergamo) si contrappongono i numerosi resti, dal Neo-Eneolitico alla Età del Bronzo, di insediamenti palafitticoli sulle rive dei numerosi laghi della regione e anche di villaggi all' aperto.
La
ceramica nero-lucida della Lagozza di Besnate (Varese) da nome
a una cultura che dal Neolitico continua nell' Età del
Rame anche in altre zone.
All' Eneolitico appartengono palafitte del Varesotto e del
Comasco, villaggi all' aperto del Cremonese, le necropoli
di Fontanella di Casalromano (Mantova) e di Remedello Sotto (Brescia),
in cui appare anche il bicchiere campaniforme.
Nell' Età del Bronzo più antico (intorno al 2000 a.
C.) continua la vita sulle palafitte (tra le più recenti
quelle a Peschiera sul Garda) o in abitati capannicoli (Gottolengo
e Monte Lonato nel Bresciano) e si sviluppò la cultura detta
di Polada (che prende il nome da un villaggio lacustre sul Garda
ma che influenzò anche il meridione della Francia) con grossolana
ceramica non decorata.
Nelle fasi più recenti comparvero isediamenti terramaricoli, con abbondanti produzioni ceramiche, (terramara arginata di Bellanda nel Mantovano) ed a occidente le urne ornate dei primi sepolcreti a cremazione come nella necropoli di Canegrate che fu nel bronzo recente una fiorente cultura autoctona, dove sono state ritrovate le prime testimonianze in Italia dell' introduzione del rito funebre incineratorio di estrazione centro-europea (Polonia - Germania), Civiltà che influenzò anche le altre Facies culturali della Scamozzina - Monza e del Protogolasecca.
In
seguito questi insediamenti, forse per un peggioramento climatico
e per le frequenti innondazioni, si spopolarono, o meglio si trasferirono
verso nord nella zona di Somma Lombardo in località
più elevata, nella brughiera dell' alta pianura. Qualche
insediamento rimase però attivo come testimoniano i ritrovamenti
a Legnano e nel legnanese risalenti al bronzo finale.
La fioritura della regione continuò nella prima Età
del Ferro soprattutto nel Comasco e nella zona del Ticino con la cultura di Golasecca e della Ca' Morta. Questi
insediamenti divennero importanti nodi strategici per il passaggio
delle merci ed i rapporti fra il mondo transalpino e le civiltà
italiche come i Veneti, i Liguri e gli Etruschi che stanziarono
anche nella regione. Iniziò in quell' epoca un flusso continuo
di scambi commerciali di merce proveniente anche dall' italia centro-meridionale
(vasellame bronzeo capuano, ceramica campana) tramite l' idrovia
Ticino - Po, verso i passi appenninici ed i territori transalpini
Dell'
Età del Ferro sembra anche la maggior parte delle incisioni
rupestri della Val Camonica, con figurazioni umane e animali in
gran parte di carattere religioso (altre sono in Valtellina, specie
a Grosio); le più antiche possono risalire all' Età
del Bronzo o anche al Neolitico
In età storica, la Lombardia. fu abitata da popolazioni celtiche,
i Galli, o celtizzate, come gli Orobi, che si erano stabiliti nella
fascia prealpina . Tra tutte predominò la stirpe degli Insubri,
stanziati nella zona centrale nell' area compresa fra i fiumi Ticino
e Oglio. Da essi derivò il nome di Insubria, con cui
era designata la regione nell'antichità.
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pricipali
passi della Lombardia, rete idrografica e ritrovamenti ...ingrandire |
pricipali tribu celtiche nell' italia settentrionaleingrandire |
pricipali
vie di comunicazione nel V sec a.c. |
ritrovamenti
e siti dal Bronzo Medio al VII sec. a.c. |
Un modello di integrazione
Dal I sec. a.c. si assiste ad una progressiva romanizzazione del
territorio, questa però non avvenne a quanto sembra in maniera
traumatica, nonostante gli inevitabili conflitti per il controllo
del territorio; dai ritrovamenti nei luoghi adibiti a sepolcreti,
si presuppone che le culture tardo La Tène assimilarono
le usanze e i riti del mondo romano, soprattutto grazie hai numerosissimi
scambi commerciali precedenti.

necropoli di San Lorenzo di Parabiago - vasi e lucerna in cotto, balsamari vitrei, vari strumenti in ferro
Nelle necropoli di San Lorenzo di Parabiago, Parabiago e Legnano risalenti al I sec a.c. sono infatti venuti alla luce oggetti di utilizzo familiare e attrezzi da lavoro di più varia provenienza: ceramiche etrusche e romane, o di altre zone padane, oggetti che provenivano dai laghi, dal Canton Ticino e persino dagli staziamenti delle culture di La Théne del nord o dalle coste del mar Egeo, che denotano come le vie fluviali di Ticino, Olona e Adda venissero utilizzate nell' antichità come importantissime vie di trasporto di materiali di ogni genere.
Il ritrovamento poi di manufatti celtici, "ricordi di famiglia"che indicano la provenienza dei popoli qui insediati perdurerà nei contesti tombali per tutto il I sec d.c. Inoltre i dati emersi dall' analisi dei ritrovamenti dei corredi funerari suggeriscono, che oltre alle pratiche di attività agricolo - pastorali , vi era la presenza di numerose officine artigianali locali dedite alla ceramica e terracotta (vasellame) e alla lavorazione del metallo (utensili, lame, cesoie) e del legno.
Probabilmente ricche famiglie di commercianti o miliziani romani si insediarono attirati dalle ricchezze della Padania decantate da Catone e Polobio. E dalla possibilità di controllare anche queste vie di comunicazione con i popoli nordici. Si spiega in questo modo il ritrovamento della splendida patera di Parabiago (II sec. d.c.) piatto sacrificale in argento fuso a cera persa, con lumeggiature in oro, del peso di 3 Kg di straordinaria fattura e ricca di simbologie mitologiche e religiose, dedicato al culto Pagano di Cibele la cui raffinatezza non ha eguali in Lombardia e in tutta Europa, ora conservato presso il Museo Archeologico di Milano
Il culto di Cibele importato a Roma dalla Frigia, legato alla figura della madre terra in effetti poteva essere assimilato pienamente dalle antiche popolazioni celtiche in quanto queste civiltà nascevano dallo stesso substrato culturale. Il culto della Dea Madre, Magna Mater, Grande Madre asiatica era infatti la dominante religiosa di tutte le civiltà euroasiatiche fin dal neolitico.
La madre terra , le sue forze ctonie , le forze vivificanti e feconde e suoi miti, erano in forme diverse anche al centro della religione druidica celtica. La stessa Pietra Nera di Pessinunte (Asia Minore) associata a Cibele e portata a Roma nel III sec d.c., immagine "conica" della montagna, era un omphalos, che é anche il siglificato simbolico dei megaliti eretti e dei cumuli celti. Si ritrovano inoltre uguali significati nella religione indù e forse anche nei campanili delle chiese.
I loro sacerdoti erano i Druidi (dru - win, i sapientissimi) e le loro dottrine erano di tipo metafisico. I Druidi assimilabili ai Brahmani indiani, costituivano nell' europa occidentale una classe sacerdotale organizzata gerarchicamente, indovini, poeti,esperti delle scienze fisiche furono consiglieri di grandi autorità, dominarono il potere politico influenzando anche il potere guerriero in quanto ritenuti superiori alla razza umana. Milano (Mediolanum) come vuole la tradizione fu fondata da un Druido che seguì una femmina di cinghiale (medio-lanum), animale sacro alle popolazioni Celtiche.
Con le bonifiche e la centurizzazione dell' agro, i romani trasformarono
gradatamente la paludose campagne lombarde in fertili campi suddivisi
perperdicolarmente, conferendo l' attuale aspetto al paesaggio e
intervenendo nel
territorio insubre soltanto nella riorganizzazione della regione,
preferendo poggiare le proprie istituzioni sulla struttura indigena
di tipo tribale aristocratica ormai sostanzialmente consolidata.
Realizzando poi nella costituita provincia Gallia Cisalpina, anche
un vasto programma di sistemazione viaria, ricalcando però
fedelmente una situazione pregressa.
Purtroppo la selvaggia urbanizzazione del territorio, oltre alla
scarsa consapevolezza storica dei nostri giorni, non ha permesso
la conservazione di molti reperti archeologici, infatti la percentuale
di reperti conservati oggi nei musei non é certamente proporzionale
alla vastità degli insediamenti.
Anche le città più importanti già in epoca
romana come Como, Brescia, Pavia, infatti pur mantenendo l' antica
struttura urbanistica romana, hanno conservato ben poche testimonianze
archeologiche.
Un enorme lavoro di recupero e di catalogazione di questi materiali, é stato svolto nel Legnanese all' inizio di questo secolo dall' ing. Guido Sutermeister che strappò letteralmente dalle mani dei trovatori locali convinti di aver rinvenuto il "tesoro" un 'infinità di reperti e dando vita a quello che è oggi il museo Sutermeister di Legnano

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